Teatro

Piuttosto che scrivere delle note introduttive sui contenuti della stagione teatrale sento di dover esprimere gratitudine agli artisti che si avvicenderanno sulla scena e manifestare per essi un ritemprante senso di stupore. Gratitudine per un lavoro, quello teatrale, che sostengono controcorrente e raccontano in controtendenza, dimostrando coraggio, follia e passione. Perché nel medioevo contemporaneo che stiamo attraversando nemmeno l'oscurantismo dichiarato viene inflitto agli operatori del settore. Gli si infliggono piuttosto ottuse normative massificanti, mascherate da subdole utopie d'unione, sottraendo invece la scena, per l'onanistico e perverso desiderio di esibirsi di pochi, pochissimi, al pari o peggio di buffoni, giullari e cortigiani fuori tempo. Ostinazione bruta? Accanimento inutile? Edonismo vano? No. Solo vocazione alta di una fede altra. Esigenza innata di porgersi domande per rinnovarsi le risposte, reinterpretandone riflessioni esistendo nell’arte. Ritemprante senso di stupore per la capacità catartica del dono che essi incarnano nel sacrificio vero del qui ed ora, stillandosi in brandelli di poesia carnale. Perché da tempo si è capito che il mercato della paura ci vuole dipendenti anaffettivi, nutriti da farmaci mediatici, per renderci consumatori complici, sedati nei recinti di cemento. E dunque in controtendenza, con coraggio con follia e con passione, si può dire che il teatro si trovi oltre la resistenza bellica, al di là delle trincee invisibili, contro la bugiarderìa al potere e dopo il fallimento osceno del capitalismo ottuso. Con questo manifesto di puro ossequio al teatro vi invito ad interpretare al meglio il vostro ruolo di pubblico cosciente e critico, elemento essenziale a cui tutte le fatiche si rivolgono, a prendere posto con fiducia in questa arena senza sipario, perché il teatro siamo noi e in esso diamo corpo a questa terapia salvifica dell'anima.

Enzo Marangelo

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