CARAVAGGIO A NAPOLI. LA MISERICORDIA SECONDO UN ASSASSINO di VINCENZO DE LUCA

Si immagini il cuore urbanistico di Napoli a inizio Seicento; città di contraddizioni, enormi miserie e grandi progetti. Per lenire la povertà di buona parte della popolazione si istituivano enti di benefi cenza, tra cui il Pio Monte della Misericordia.

24/04/2016

Si immagini il cuore urbanistico di Napoli a inizio Seicento; città di contraddizioni, enormi miserie e grandi progetti. Per lenire la povertà di buona parte della popolazione si istituivano enti di benefi cenza, tra cui il Pio Monte della Misericordia. Per l’altare maggiore della chiesa appena edifi cata del Pio Monte si chiedeva al maggiore pittore vivente un dipinto che ne spiegasse le attività a favore dei bisognosi. Negli stessi anni, a breve distanza, era all’opera il cantiere del nuovo palazzo vicereale (l’attuale Palazzo Reale di piazza Plebiscito). Quel pittore, Michelangelo Merisi da Caravaggio, giungeva a Napoli con la macchia di assassino. Pochi mesi prima, a fine maggio dell’anno 1606, aveva infatti ucciso a Roma, in duello, un tale Ranuccio Tomassoni. Il suo percorso a venire, profondamente condizionato dall’omicidio, fu ricco di episodi di altissimo livello artistico ed ebbe il suo culmine sicuramente a Napoli. I nobili governatori del Pio Monte della Misericordia gli commissionarono il dipinto delle Sette Opere di Misericordia. La tela di Caravaggio, un unicum artistico, è come un testamento di coscienza di un assassino. Racconta le sette opere di misericordia corporale tutte insieme, senza dividerle in riquadri (che era invece l’abitudine iconografi ca dell’epoca), invitando lo spettatore a un’indagine investigativa per cercare tra i dodici personaggi del registro inferiore il riferimento simbolico di ogni opera, dar da bere agli assetati, dar da mangiare agli affamati, ospitare i pellegrini, visitare i carcerati, seppellire i morti, soccorrere gli infermi, vestire gli ignudi, ma chiedendo soprattutto di rifl ettere sull’idea unica di solidarietà e di perdono. Sul dipinto delle Sette opere di Misericordia Vincenzo De Luca, docente di Storia dell’Arte e giornalista, ha realizzato un doppio lavoro fi lmico e tre spettacoli teatrali.

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