BREVIARIO DEL CAOS di HYPOKRITÈS TEATRO STUDIO

Durante la lettura di Breviario del caos ho soprattutto visto. Morti viventi, nudi, dementi e alienati. Il fluire del sangue, i moti spermatici, la genesi delle cellule, a dispetto di una fissità dell’umano, della funzione razionale, volitiva e pensante che realizzava un tempo l’entelechía, il compimento dell’essenza umana e quindi la sua eudaimonía.

24-25-26/09/2015

Durante la lettura di Breviario del caos ho soprattutto visto. Morti viventi, nudi, dementi e alienati. Il fluire del sangue, i moti spermatici, la genesi delle cellule, a dispetto di una fissità dell’umano, della funzione razionale, volitiva e pensante che realizzava un tempo l’entelechía, il compimento dell’essenza umana e quindi la sua eudaimonía. Breviario del caos, a mio avviso, non è solo l’opera di un filosofo, di una mente dotata perciò di una particolare capacità d’astrazione e d’immaginazione, tale da anticipare i paradossi dell’era postumana, ma è anche, e forse per me lo è stato prima di tutto, una visione in essere della realtà che ha materializzato, anche grazie alla brevità dei suoi aforismi, quell’astrazione filosofica e che ha oltrepassato il contenuto a tratti retoricamente profetico. In questa dimensione non esistono essenze, tradite dall’illusionistica ricerca della dismisura; non esiste una natura prima delle cose. Queste piuttosto vengono bruciate, in una velocità incontrollata che ci incanta, ci aliena, dandoci la parvenza di una vitalità che è però solo movimento vorticoso e quindi statico. Questa installazione performativa vuole essere un punto di osservazione filosofi co-biologico dell’essere uomo. In una quotidianità sovrateatrale in cui cittadini-attori abitano un mondo-teatro, edonista e personifi cazione di una esibita finzione, la cultura ha l’obbligo di riportare all’essenza con un accadimento autentico, di procurare uno shock psico sensoriale che scuota da una dilagante allucinazione indotta; la creazione artistica deve sperimentarsi in un avvenimento altamente percettivo, più fertile al sentire che al subire emotivo; il teatro deve farsi tempo passato-futuro, proiezione contaminata di memoria e innovazione; la ricerca è prima-dopo, e se l’intuizione del futuro sarà riuscita, allora avrà portato ad un’acquisizione cognitiva di conoscenza plurale. La contaminazione di più linguaggi artistici, la natura stessa di installazione rispondono proprio all’esigenza di mirare all’atto più autentico della percezione sensoriale: lo spettatore è convocato ad esserci, condotto in uno spazio che si fa stanza di un accadimento, in cui la comunicazione è logomachia e il gesto una visione endoscopica. Abitiamo un corpo in un mondo-pianeta che non ci appartiene, che, protraendoci alla deriva, continuiamo a deturpare, centrifugando i tempi fino all’immobilismo. L’uomo è un animale che si ripete all’infinito. Si consuma nella perpetuazione di una specie malata, nella ripetizione dell’errore, nella proliferazione delle sue miserabili espressioni. Non credo ad un fallimento dei “nostri tempi”, ad una crisi dell’oggi a cui seguirà una rinascita; credo piuttosto ad un’identità biologica che prevede per sua natura questa reiterazione del degrado, del vuoto, del sopruso di pochi che incidono sulla realtà di tanti. All’infinito si susseguono tiranni e schiavitù, mascherati dal tentativo utopistico di democrazie e civiltà evolute. Quella razionalità che avrebbe dovuto signifi care, nella storia, un principio evidente di superiorità dell’essere uomo, un valore aggiunto di uomo animale politico, linguistico, etico, poetico rispetto alla naturale e istintiva forza di sopravvivenza di una cavalletta, è invece traccia di un’umiliazione, di uno svilimento ancora maggiori se guardata dal punto di vista della paradossalità di situazioni, di condizioni in cui fi niamo per trovarci per effetto stesso di quella macchinosa ratio di cui disponiamo. Prima di Breviario del caos, il senso dell’esistenza aveva già ispirato le mie creazioni artistiche: questa installazione si rivela, inaspettatamente, il completamento di una trilogia: se in Quad -Geometrie esistenziali avevo nella mente l’ossessiva ripetitività del percorso quotidiano in cui siamo imprigionati come in un perimetro di una fi gura geometrica, se in Numeri ho dato un nome al potere che in questa epoca determina tutto e ci condiziona, l’economia, ora ci vedo sezionati nella sola autenticità che forse conserviamo: l’essenza, direbbe Caraco, di un “automa spermatico”.

Installazione performativa da Breviario del Caos di Albert Caraco.
Con: Viviane Cammarota, Martina Coppeto, Tiziana Maio, Maria Filomena Martignetti, Roberta Vitale e Renato Siniscalchi

Idea, regia, selezione testi e musiche, ricerca immagini e disegno luci: Enzo Marangelo
Assistente alla regia: Piera De Piano
Selezione testi: Renato Siniscalchi, Piera De Piano
Montaggio e regia video: Alfonso Iannone
Idea scenografica: Michele Paolillo
Progettazione scene: Soccorso D’Argenio
Luci e fonica: Massimo Caiafa, Alfonso Iannone
Service tecnico: Spectra Service
Realizzazione scenografie: Omfas Costruzioni Inox

Produzione: Hypokritès Teatro Studio

cittadisolofra h100
accademia di teatro
hypokrytes h50