JENNIFER di SCENA TEATRO

Sulla scena compare Jennifer, ombra leggera e incerta sulla linea sottile che divide il femminile dal maschile, continuamente alla ricerca di sé, della sua sessualità, della sua natura di uomo, della sua verità di donna.
Lentamente prendono corpo le sue ossessioni, macerate in lunghe solitarie notti, nel chiuso di una stanza in una penombra, in attesa di telefonate desiderate e mai ricevute.

7/11/2015

Sulla scena compare Jennifer, ombra leggera e incerta sulla linea sottile che divide il femminile dal maschile, continuamente alla ricerca di sé, della sua sessualità, della sua natura di uomo, della sua verità di donna.
Lentamente prendono corpo le sue ossessioni, macerate in lunghe solitarie notti, nel chiuso di una stanza in una penombra, in attesa di telefonate desiderate e mai ricevute.
Jennifer vive tra il sogno e la realtà, come sospesa, appesa al tenue fi lo della speranza di poter vivere una passione, aggrappata all’illusione di avere qualcuno che la ami per quella che è, né uomo né donna veramente ma uomo e donna contemporaneamente.
La scena all’improvviso si riempie di voci e Jennifer risponde, parla, ride, grida, insulta, si agita, sempre oscillante tra il riso e il pianto, tra il comico e il tragico. Voci che arrivano dal mondo al di fuori di lei, che da sempre la esclude perché diversa, o forse più semplicemente voci che salgono dal fondo più intimo del suo cuore, come piccola illusione per sentirsi un po’ meno sola.
Nella messa in scena ho deciso di dare corpo alle voci: ed ecco che attorno a lei appaiono e si muovono, attraverso disegni geometrici del corpo e seguendo un ritmo ben cadenzato, figure leggere, ombre dei suoi pensieri, specchi dei suoi desideri, rifl essi delle sue frustrazioni: è tutto il mondo di Jennifer. A un tratto prende vita sulla scena l’altro personaggio, Anna, anche lei vittima della solitudine che non lascia scampo, anche lei in attesa di telefonate che non arrivano mai, e di uomini sempre troppo lontani.
Anna e Jennifer, ognuna nel cerchio della sua solitudine, poi improvvisamente strette insieme nella morsa dell’angoscia alla notizia di continui omicidi, e poi di nuovo e ancora Jennifer, faccia a faccia con le sue paure, Jennifer inseguita dai suoi fantasmi, Jennifer nel labirinto delle sue ossessioni, Jennifer con la sua fragilità di donna senza essere donna, e infi ne ancora e sempre Jennifer da sola. La scena è nelle sue linee molto essenziale ma, contemporaneamente, tende ad evidenziare e sottolineare l’indole ossessiva della protagonista.
Gli elementi presenti più che descrivere un ambiente servono ad evocare e suggerire un’atmosfera evanescente e rarefatta.
Un sapiente gioco di luci, mai piene ma sempre lievemente soffuse, aiuta a creare una leggera penombra, spazio ideale dove possono prendere corpo le fantasie di Jennifer, e dove anche il reale è destinato a sfumare nel sogno e la verità nella finzione.

Tratto da “Le cinque rose di Jennifer” di A. Ruccello.

Con: Antonello De Rosa, Francesca Pica, Simona Fredella

Costumi: Liana Mazza
Musiche: Nicola Ferrentino
Assistente alla regia: Gina Ferri

Regia: Antonello De Rosa


Teatro e Cultura. Sono queste le due parole che Antonello De Rosa, il Direttore Artistico di Scena Teatro, ha avuto bene in mente quando ha deciso di ideare e creare una “nuova” Associazione Teatrale. Un’associazione che struttura progetti teatrali/interdisciplinari rivolti alle scuole e al mondo del disagio sociale; organizza stage, seminari e laboratori pratici; partecipa a progetti in collaborazione con Enti ed Università; offre consulenza artistica; produce spettacoli e Festival teatrali.
Nei diversi anni di attività, è stato svolto sull’intero territorio nazionale, e in ambito locale, un discreto numero di spettacoli e una diffusione piuttosto capillare di “teatro di ricerca”, ottenendo vari riconoscimenti.

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