EDUARDO DA RIDERE di HYPOKRITÈS TEATRO STUDIO

Il desiderio di evadere dalla morsa frenetica della quotidianità, di concedere al cervello una tregua, un po’ di rilassamento. Queste le motivazioni nell’ideare Eduardo da ridere. Titolo scelto non a caso, ma consequenziale al contenuto dei testi scritti dal grande Eduardo, all’inizio della sua carriera di attore e drammaturgo.

26/12/2015

Il desiderio di evadere dalla morsa frenetica della quotidianità, di concedere al cervello una tregua, un po’ di rilassamento. Queste le motivazioni nell’ideare Eduardo da ridere. Titolo scelto non a caso, ma consequenziale al contenuto dei testi scritti dal grande Eduardo, all’inizio della sua carriera di attore e drammaturgo. Una trilogia di atti unici dal tema comico-farsesco. L’inizio è di “Sik Sik l’artefi ce magico”, un uomo che per sopravvivere sbarca il lunario improvvisandosi prestigiatore–illusionista. La sua maschera, il suo linguaggio approssimato, le gaffes e gli errori visibili dei giochi, i coloriti litigi tra i suoi aiutanti fanno di questa pièce una reinvenzione della Commedia dell’Arte tutta affidata alla napoletanità. In “Pericolosamente” il witz, il gioco comico, tinge di grottesco, di una surrealtà appena appena fi ltrante: un uomo, per combattere gli acidi umori della consorte dal carattere impossibile, non trova di meglio che… consentire al “miracolo della resurrezione di operare in lei un temporaneo addomesticamento e la tanto sospirata dolcezza”. Da “Uomo e galantuomo” è tratta la celebre, irresistibile scena delle prove fra i guitti, esempio “verace” di teatro nel teatro, che conclude, alla grande, Eduardo da ridere.

Da Eduardo De Filippo

Con: Alfonso Grassi, Enzo Marangelo, Felicia Mongiello, Chiara Nigro, Maria Pia Pierro, Renato Siniscalchi
Luci e suoni: Massimo Caiafa
Allestimento tecnico: Luigi Grosso

Regia: Enzo Marangelo

Produzione: Hypokritès Teatro Studio

EDUARDO DE FILIPPO (Napoli 24/05/1900 - Roma 31/10/1984)
Il 9 maggio 1936 Eduardo stava portando in scena “Ditegli sempre di sì”,commedia della Cantata dei Giorni Pari, secondo la ripartizione che nella tarda maturità lo stesso autore fece delle sue opere fi no al 1942, essendo le successive appartenenti ai Giorni Dispari; la commedia, come è noto, narra le vicende di Michele, un tizio uscito dal manicomio che tenta il diffi cile reinserimento nel mondo dei c.d. “normali”, con esiti esilaranti, ma quasi sempre per colpa di questi ultimi. Era una giornata particolare, perché in quella data venne proclamato ufficialmente l’Impero italiano sull’Etiopia, cosi rinverdendo, nella grottesca boria di regime, i fasti degli antichi Cesari. Pare che nell’intervallo tra il primo e il secondo atto un funzionario si recò in camerino per aggiornare Eduardo, invitandolo ad annunciare anche al pubblico in sala, e con la dovuta enfasi, il glorioso evento. Il grande drammaturgo, portatosi sul proscenio, aprì il sipario e pronunciò queste parole “Signore e signori, pare che questa sia una commedia fortunata, perché è cominciata in un Regno e fi nisce in un Impero: ditegli sempre di sì!” e richiuse.

Basterebbe questo aneddoto, più dei fiumi di inchiostro scritti sull’attorecommediografo, a tracciare uno schizzo illuminante sulla poetica e la personalità di Eduardo: l’avversione per ogni soverchierìa, l’ironia che stempera anche i frangenti più drammatici della messa in scena, lo sguardo severo ma mai inquisitorio sulle miserie di un’umanità dolente. C’è molto di tutto ciò nella trilogia Eduardo da ridere, lo spettacolo più replicato da Hypokritès, dove emergono, tra le righe di una dirompente comicità, alcuni dei lati migliori del Nostro, a cominciare dal sapiente intreccio delle battute, arte appresa in gioventù in anni di utilissima riproduzione a mano dei copioni di papà Scarpetta.
È sicuramente vero che Eduardo ha sprovincializzato il teatro napoletano, sia nel linguaggio che nelle tematiche, ma uno dei suoi meriti è stato l’aver realizzato sul palcoscenico, come pochi, la sublimazione di gesti, parole, piccole azioni (come il farsi un caffè), insomma il “vivere quotidiano”, sollevandolo alla dignità dell’Arte, impresa che riesce solo ai più grandi. Rimettere in scena, oggi, la sua opera ci rende rispettosamente partecipi di questa magia.

cittadisolofra h100
accademia di teatro
hypokrytes h50