IL BERRETTO A SONAGLI di COMPAGNIA DELL'ECLISSI

Non c’è enigma dello spirito, umanamente solvibile, che un umile siciliano non possa sciogliere.                                                                                                                                                   (Vitaliano Brancati)

Nello spazio metaforico di un interno borghese, in uno di quei plumbei ambienti pirandelliani che Giovanni Macchia avrebbe definito ‘camera della tortura’, si intrecciano le cupe vicende dello scrivano Ciampa e della sua antagonista Beatrice.

16/01/2016

Non c’è enigma dello spirito, umanamente solvibile, che un umile siciliano non possa sciogliere.                                                                          (Vitaliano Brancati)

Nello spazio metaforico di un interno borghese, in uno di quei plumbei ambienti pirandelliani che Giovanni Macchia avrebbe definito ‘camera della tortura’, si intrecciano le cupe vicende dello scrivano Ciampa e della sua antagonista Beatrice. Infrangendo la consuetudine che alla moglie tradita impone silenzio e sopportazione, la donna vuol portare allo scoperto la tresca del marito, il ricco e rispettato cavalier Fiorica, con la giovane e avvenente Nina, moglie del suo dipendente Ciampa. Istigata dalla Saracena, che le ha inoculato il germe del sospetto, e fi ancheggiata dall’ambiguo delegato Spanò, Beatrice predispone con lucida perfi dia quel progetto che potrà fi nalmente affrancarla dall’oltraggio del consorte, dischiudendole un varco verso l’agognata libertà. Unico ostacolo al compimento del piano è la presenza dello scrivano, che, con un pretesto, è allontanato dal teatro delle operazioni. Il capro espiatorio è, fi n dal principio, tragicamente consapevole del destino che lo attende e con ogni mezzo – usando l’arma della ragione, implorando, provocando – tenta di sottrarsi al gioco al massacro di cui è vittima. Invano. Il suo destino è ormai segnato. Quando la trappola scatta, dalle pareti domestiche, fra le quali era a malapena tenuto nascosto, lo scandalo dilaga per le strade del paese, esponendo il marito disonorato al pubblico ludibrio. Per sfuggire alla necessità del delitto d’onore e, insieme, salvare qualche misero brandello della dignità perduta, Ciampa dovrà far ricorso a un escamotage. Colpito in pieno petto dalla evidenza pubblica della sua piaga vergognosa, annientato dall’indifferenza di un coro che sembra accorgersi di lui solo a sciagura avvenuta, non può che mirare alla sopravvivenza del suo pupo, del simulacro sociale che lo rappresenta, aggrappandosi con le unghie all’ingranaggio imperante della finzione. Nel disperato epilogo i ruoli si capovolgono con quasi simmetrica precisione: l’inquisito diviene ora inquisitore e trascina con sé, nel gorgo della rovina, colei che, incurante e senza scrupoli, lo ha messo alla gogna. Intorno all’illusa Beatrice, prima protagonista femminile della scena pirandelliana, il cerchio si stringe: frustrata nel suo velleitario tentativo di ribellione la donna è presto abbandonata dai suoi antichi alleati, dai suoi stessi familiari – ansiosi soltanto di ristabilire in qualche modo il turbato assetto sociale – ed esemplarmente condannata a un futuro di ancor più triste sottomissione. Un finale senza vincitori, che vede i due antagonisti, diversamente sconftti, destinati ad un’amara prospettiva di isolamento affettivo e sociale. Nell’allestire la celebre pièce pirandelliana, la Compagnia dell’Eclissi, pur nel rispetto della lettera e delle intenzioni del testo, ha inteso serrarne la partitura in ritmi mossi e concitati, distanziandosi dalle cadenze pacate della tradizione e ponendo l’accento sulla vena di malessere e inquietudine che percorre l’intera vicenda. Una simbolica cortina di finestre delimita la scena del dramma, opprimente nei suoi confi ni angusti. A tratti i personaggi la dischiudono nell’impulso utopico di travalicare norme morali e confi ni sociali, di protendersi verso un mondo esterno, che infine riserva loro solo minaccia e tormento.

Di Luigi Pirandello

Con:
Ciampa, Scrivano Enzo Tota
Beatrice Fiorica Flavia Palumbo
Il Delegato Spanò Felice Avella
Fifì La Bella Leandro Cioffi
Fana Anna Maria Fusco Girard
La Saracena Lea Di Napoli
Assunta La Bella Angela Guerra
Nina Ciampa Valeria Di Lorenzo

Regia: Marcello Andria

Scenografi a: Gerardo Fiore
Costumi: Angela Guerra
Selezione musicale: Geppino Gentile
Musiche di scena di Isaac Albéniz, Julio Salvador Sagreras, Francisco Tarrega

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