LA FATA MORGANA di ATTORI&MUSICI

dedicato alle donne vittime della criminilità organizzata

Una "cantastoriata", un tu per tu con il pubblico, faccia a faccia; il pubblico portato con vicinanza e forza dentro le storie di donne vittime della mafia. Si deve creare un'unica collettività: occorre intimità ma anche furore.

6/02/2016

dedicato alle donne vittime della criminilità organizzata

Una "cantastoriata", un tu per tu con il pubblico, faccia a faccia; il pubblico portato con vicinanza e forza dentro le storie di donne vittime della mafia. Si deve creare un'unica collettività: occorre intimità ma anche furore.
La Fata, coperta dai vestiti di tutte le donne, è la portatrice di ogni storia, e "diventa" ognuna di esse. La voce maschile è un controcanto ostile, derisorio, incapace di comprendere, finalmente allegro, rappresenta la mattanza delle donne.
In scena non c'è niente.
Tutti gli oggetti e le pezze che la Fata userà per illustrare/essere li porta con sé in un sacco della spazzatura. Da tanta spazzatura emergono le voci di rivalsa, di risorse sempre presenti in queste donne di tutte le età, ed in quelle che verranno.
Gli sgabelli dei musici anch'essi sono coperti di sacchi di spazzatura, ma non ci arrendiamo, noi siamo vita. Luci pochi quadri dalla tragedia all'allegria. Musica sempre presente e incalzante, accarezzante o lenitiva. Repertorio che riguarda terre martoriate.
Tragedia sì ma anche rinascita: "le femmine, dico io, hanno risorse...".

Scritto, diretto e interpretato da: Marica Roberto

Con:
Carmelo Cacciola, chitarra, liuto, cretese, voce
Pietro Cernuto, zampogna, flauti, marranzano, tamburello, voce
Francesco Salvadore, tamburi e cornice, voce

e la collaborazione di daSud Antimafie

La Fata Morgana, personaggio mitologico e nome di miraggio tipico dello Stretto di Messina, qui, tramite una reinterpretazione fantastica, si fa voce di storie di donne vittime delle mafie. Sono le sue nove sorelle, Fata è ognuna di loro. è strega, guaritrice e mutaforme; lei e le altre, con fantasia intraprendenza e coraggio, hanno creato visioni per proteggere la Sicilia dai barbari, fuori o dentro la loro terra. Morgana è sempre la stessa donna, che muta età, provenienza, situazione: ha cercato i figli spariti, ha rifiutato di prostituirsi, ha intrappolato con le sue parole tragedie di efferatezza, è stata indotta a "sparire". Da qui nascono storie di donne siciliane, o meridionali, o del resto del mondo. Perché la fatamorgana è una forma complessa e insolita di miraggio, e accade dappertutto: dallo stretto di Messina alle regioni polari, ai deserti, in mare e a terra. Lo spettacolo è pensato per rendere un tributo a queste donne, perché il loro coraggio "cammini sulle nostre gambe". Insieme prosa, canti e musica dal vivo. Il repertorio musicale è tratto dalla più autentica tradizione siciliana, priva di folclorismi, ma densa di forza, furore e allegria, gli strumenti: chitarra, liuto cretese, zampogna, friscaletti, marranzano, tamburi e cornice.
Le donne ricordate sono : Palmina Martinelli, Rossella Casini, Maria Teresa Gallucci con mamma, Nicolina Celano e nipote, Marilena Bracaglia, Tita Buccafusca, Lea Garofalo e sua figlia Denise, Angela Donato.

La compagnia nasce dal desiderio di Marica Roberto, attrice formatasi con Giorgio Streheler, di unire prosa, musica, danza, pittura. Spettacoli: TangoPoesiaCanzone, voce e fisarmonica con Paolo Petrelli. 2011. Alfonsina Storni: la mia casa è il mare, produzione Teatro di Messina. Presenti anche al Roma Fringe Festival. 2011 e 2013. In-Cantu d'Amuri, musica e poesia siciliana d'autore, con Carmelo Cacciola e Pietro Cernuto, del gruppo Unavantaluna, autore più volte presente all'Auditorium Parco della Musicaa di Roma. 2012. La Fata Morgana (fantasia su un mito), parte di un progetto più esteso di carattere civile; Teatro Officina, Milano e Centro Artemia, Roma. 2014. Marica Roberto&Gabriella Aiello hanno commemorato Rita Atria il 4 settembre 2014, evento organizzato dall'Ass. Rita Atria e dall’Ass. Antimafi e daSud. Giallo per stanze (in forma di vecchia), corto di e con Marica Roberto, “coraggiosa narrazione di una violenza sessuale su una bambina … una nostalgica nenia accompagnata dalla chitarra, che ci ha ricordato un malinconico De Andre’, … Unica e magistrale.” (Marcella Sullo). Teatro Mille lire, Roma. 2013.

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