MEMORIE DI ADRIANO di HYPOKRITÈS TEATRO STUDIO

Siamo agli effetti spenti di una cometa...morta! Perché in realtà gli uomini hanno già conosciuto l'apice dell'umanità, hanno già vissuto l'epoca nutrita di nobili virtù, il passaggio alto di un viaggio inesplorato, l'essenza triste di un linguaggio errante.

11-12/06/2016

Siamo agli effetti spenti di una cometa...morta! Perché in realtà gli uomini hanno già conosciuto l'apice dell'umanità, hanno già vissuto l'epoca nutrita di nobili virtù, il passaggio alto di un viaggio inesplorato, l'essenza triste di un linguaggio errante. E ora...? Solo il grido muto di cantori antichi, salti e sibili di fauni ignoti, voci inascoltate di testimoni arcaici possono dare lustro e corda, fiato e nervi ad essenze doriche, ad onde greche, per riportarci al vero, all'essenza, all'epopea del bello...

Da Marguerite Yourcenar

Con: Piera De Piano, Amelia Imparato, Enzo Marangelo

Studio e selezione testo: Renato Siniscalchi, Enzo Marangelo
Costumi, trucco e allestimento scenico: Stefania Pisano
Fonica: Virna Prescenzo
Datore luci: Massimo Caiafa

Regia: Enzo Marangelo

Produzione Hypokritès Teatro Studio

Marguerite Yourcenar - Suaarlée (Belgio) 08/06/1903 - Mount Desert (U.S.A) 17/12/1987
Dall'eutanasia di un embrione di appunti al parto di un capolavoro: un percorso, più volte interrotto e ripreso, che va dagli anni '20 alla pubblicazione nel dicembre 1951, in cui ai momenti di buio creativo si alternano, per poi prevalere, gli squarci di grazia poetica che portano ad una delle più alte vette della cultura del novecento.

Memorie di Adriano, romanzo in forma epistolare sulla figura del grande Imperatore romano (Italica, Spagna, 76 d.C. - Baia 138), non è solo il distillato letterario di un'esistenza inimitabile, ma è forse anche il più compiuto diario sulla responsabilità (e la solitudine?) del potere, dato alle stampe poco dopo che quest'ultimo si era manifestato nelle sue forme più abiette.
Assurto, forse con un artifizio testamentario, alla gloria imperiale nel momento di massima espansione di Roma, Adriano compie fino in fondo la missione che la Storia gli assegna: consolidare, ordinare e trasmettere alle generazioni successive un "consorzio" sterminato di uomini, culture ed arti, anche le più dissimili tra loro, ma pure associate in un'idea di superiore armonia.
Fino in fondo, pur con tutte le contraddizioni, le esasperazioni dell'assoluta sovranità su persone e cose, nella consapevolezza, allo stesso tempo tragica ed esaltante, che se inevitabilmente all'apoteosi seguirà il declino, nessun uomo, tanto meno chi abbia autorità sui consimili, può sottrarsi al dovere di "sentirsi responsabile della bellezza del mondo".

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