Teatro

Piuttosto che scrivere delle note introduttive sui contenuti della stagione teatrale sento di dover esprimere gratitudine agli artisti che si avvicenderanno sulla scena e manifestare per essi un ritemprante senso di stupore. Gratitudine per un lavoro, quello teatrale, che sostengono controcorrente e raccontano in controtendenza, dimostrando coraggio, follia e passione. Perché nel medioevo contemporaneo che stiamo attraversando nemmeno l'oscurantismo dichiarato viene inflitto agli operatori del settore. Gli si infliggono piuttosto ottuse normative massificanti, mascherate da subdole utopie d'unione, sottraendo invece la scena, per l'onanistico e perverso desiderio di esibirsi di pochi, pochissimi, al pari o peggio di buffoni, giullari e cortigiani fuori tempo. Ostinazione bruta? Accanimento inutile? Edonismo vano? No. Solo vocazione alta di una fede altra. Esigenza innata di porgersi domande per rinnovarsi le risposte, reinterpretandone riflessioni esistendo nell’arte. Ritemprante senso di stupore per la capacità catartica del dono che essi incarnano nel sacrificio vero del qui ed ora, stillandosi in brandelli di poesia carnale. Perché da tempo si è capito che il mercato della paura ci vuole dipendenti anaffettivi, nutriti da farmaci mediatici, per renderci consumatori complici, sedati nei recinti di cemento. E dunque in controtendenza, con coraggio con follia e con passione, si può dire che il teatro si trovi oltre la resistenza bellica, al di là delle trincee invisibili, contro la bugiarderìa al potere e dopo il fallimento osceno del capitalismo ottuso. Con questo manifesto di puro ossequio al teatro vi invito ad interpretare al meglio il vostro ruolo di pubblico cosciente e critico, elemento essenziale a cui tutte le fatiche si rivolgono, a prendere posto con fiducia in questa arena senza sipario, perché il teatro siamo noi e in esso diamo corpo a questa terapia salvifica dell'anima.

Enzo Marangelo

Filosofia

GENEALOGIA DI UNA CITTÀ
Letture in scena dal Politico di Platone

Sulla scena della Repubblica - lo abbiamo visto lo scorso anno – il Socrate di Platone aveva pronunciato una profezia potente: i mali del genere umano finiranno soltanto se si realizzerà una delle seguenti due possibilità: o i governanti dovranno diventare filosofi o i filosofi governanti.
Nel Politico, che leggeremo quest’anno, per far sì che i mali del mondo incontrino la loro fine, Platone prospetta ora una terza possibilità, e questa possibilità è che accanto al governante, che detiene il suo potere visibile, vi sia,nell’ombra, invisibile, la figura di un filosofo.
Dalla sua posizione invisibile il filosofo potrebbe dare al governante i consigli giusti , e così tutto all’apparenza resterebbe com’è, ma nella sostanza tutto cambierebbe. E cambierebbe nella direzione giusta.
Il testo del Politico è un lungo percorso teso a disegnare la figura di questo consigliere invisibile che agli occhi di Platone incarna l’essenza del vero politico, perché il vero politico non è chi detiene il potere, ma chi possiede la competenza che il potere richiede. Per delineare la figura di questa competenza, si comincia dalla parola che la indica. Il primo, piccolissimo, nucleo a partire dal quale si cominciano a cercare i contorni della scienza politica, è il nome della politikè epistème. Come spesso accade nei dialoghi di Platone, il nome diventa il seme in grado di generare l’ente vero a cui il nome si riferisce.
L’invito del testo è ad ignorare l’esistente - esteriore, visibile - relazione nome-cosa, per riferirci a quella situazione - già rivoluzionaria - per la quale non chi esercita il potere è re, ma chi, invisibile ma vero, risponde al significato del suo nome.

Lidia Palumbo e Piera De Piano

Letteratura

VIAGGI DELL’EUTOPIA

Siamo alla seconda tappa dei “Viaggi dell’Eutopia”, percorso di incontri con autori della letteratura, dalla saggistica alla narrativa. Apriremo  anche quest’anno un varco nella fabbrica delle parole, sperando che queste ultime non siano mai riproduzione grafica o fonetica di pensieri deboli o, peggio, di narcisismo intellettuale.
Incontreremo autori che, ognuno a suo modo, hanno gettato un ponte verso gli altri e il mondo, mettendo anche in discussione sé stessi prima degli stereotipi che ci circondano, ma non rinunciando al tentativo (eroico?) di accumulare chicchi nel granaio, contro l’inverno dello spirito, parafrasando la Yourcenar , che da troppi segnali si avverte pericolosamente vicino.
Nessuna pretesa di superiorità beninteso, solo la piccola ma fiera ambizione di offrire, in lieta complicità con le altre preziose sezioni di “LUSTRI”, qualche spunto utile a elaborare una visione “con i piedi puntati sul banco” (pensando alla scena finale di uno splendido film) su alcuni argomenti che spesso ci toccano più da vicino di quanto crediamo, dal disagio psichico all’Italia malavitosa, dal suolo su cui camminiamo alla corruzione endemica, passando per la sempre più scottante relazione tra media e potere.
Ci riusciremo? In buona parte dipenderà da chi vorrà onorarci della sua presenza, stimolarci a perseverare nelle cose buone e correggere quelle sbagliate; l’interazione con il pubblico è sempre stata pietra angolare di Hypokrites e questo cantuccio, speriamo accogliente, da me curato non vuole essere eccezione.

Renato Siniscalchi

Musica

Sono convinto che la musica sia la dimostrazione più evidente dell'esistenza del sovrannaturale e sia l'unico linguaggio universale che esista; il maggiore o minore gradimento di quello che si ascolta dipende dal proprio stato d'animo; non esiste musica bella o brutta, sacra o profana, ma solo musica che "arriva" indipendentemente da ogni valutazione tecnica o di stile.

Alfredo Micoloni

La sezione musica prevede l'ascolto di alcuni brani selezionati dal curatore Alfredo Micoloni e non l'esecuzione dal vivo da parte degli artisti che, dunque, non saranno presenti.

Epica/Scienze

ULISSE MENTITORE

Partirono insieme dalla stessa città in fiamme, Troia, uno come vincitore, l’altro come sconfitto: Ulisse ed Enea.
Enea, il vinto che finì col fondare un impero di vincitori - l’impero di Roma – viaggiando come profugo in terra altrui, ha offerto, in questi ultimi mesi, più di una riflessione alla coscienza europea e alla cultura globale della difficile ma necessaria accoglienza.
Ma Ulisse? Il vincitore Ulisse, il perseguitato Ulisse, l’inventore della macchina da guerra più originale e pionieristica, forse, nella storia umana: un cavallo di legno riempito di guerrieri, un dono di morte, cosa ci offre, oggi, Ulisse, il signore degli inganni, come lo ha definito Zachary Mason, specialista di sistemi informatici di giorno, ma di notte, in vacanza, in pausa pranzo, scrittore e romanziere?
Ulisse mentitore: questo il titolo che abbiamo dato ai sei incontri che si snoderanno dal 20 novembre al 23 aprile, quasi un percorso sulle tracce non della sua ombra, ma dei suoi ricordi e dei suoi racconti: i racconti coi quali affascina il popolo dei Feaci che lo ha accolto come naufrago dall’incerta e inquietante figura.
Racconti e/o menzogne? Può essere affidabile un testimone, unico sopravvissuto a incontri con mostri, disastri, vendette divine, terre improbabili, parole indecifrabili?
Ma poi, a pensarci bene, quanta scienza, quanti saperi e competenze ci sono in questi racconti, quanti modi di vivere e di leggere il mondo?
Scopriremo anche questo, con l’aiuto di commentatori esperti, musicisti, artisti e creatori di immagini che, proprio perché non condannano semplicisticamente la menzogna, tenteranno di leggerne anche i sottintesi.
Una zattera, che consente di lasciare un’isola e una dea, Calipso, forse rimpianta per sempre; un mostro dall’occhio solo; il dio dei venti e i Lestrigoni mangiatori di uomini; la maga Circe e una catabasi esemplare; e poi donne-uccello e giovenche del Sole.
Tutto questo prenderà corpo, anzi corpi, attraverso il fascino della voce e della lettura di passi dell’Odissea, grazie a quella capacità che aveva la parola, quando ancora in pochi sapevano scrivere e leggere, di ‘far vedere’ attraverso l’udito, di usare le descrizioni dettagliate come una cinepresa ante litteram, capace di mettere sotto gli occhi degli ascoltatori un mondo di luoghi e di corpi in movimento.
E a questo punto, per noi, moderni spettatori di fiction, cosa può importare se fossero solo menzogne?

Luigi Spina

cittadisolofra h100
accademia di teatro
hypokrytes h50