CARAVAGGIO TRA MICHELANGELO E ARTEMISIA - Vincenzo De Luca In evidenza

Mercoledì 29 marzo 2017, ore 20.00 Letteratura
Giuditta e Oloferne  - Caravaggio Giuditta e Oloferne - Caravaggio

Si immagini una linea del tempo dell’arte, dove a un certo punto si incontra Caravaggio. Prima di lui c’è Michelangelo...

Si immagini una linea del tempo dell’arte, dove a un certo punto si incontra Caravaggio. Prima di lui c’è Michelangelo.
Tra la morte del Buonarroti, nel 1564, e la nascita del Merisi, nel 1571, passano solo sette anni; il primo chiude la superba stagione del Rinascimento, il secondo apre l’età moderna.
È probabile che nella sua tela della Deposizione di Cristo, conservata nella Pinacoteca Vaticana, Caravaggio abbia dipinto Michelangelo nei panni di Nicodemo. Come se Caravaggio si fosse voltato per cercare il gradino dove poggiare la propria arte, incontrando Michelangelo. Sarebbe un caso raro, nella sua pittura, di un ritratto dipinto non dal vero; già agli inizi del Seicento Karel van Mander scriveva infatti che Caravaggio non esegue un solo tratto senza farlo direttamente da modello vivo. Ma potrebbe essere giusto pensare che omaggia Michelangelo, così come la mano di Cristo nella sua Vocazione di San Matteo in San Luigi dei Francesi a Roma potrebbe evocare il dettaglio della Creazione di Adamo sulla volta della Cappella Sistina. Bernard Berenson sui rapporti stilistici tra i due pittori parla di quel Michelangelo che tanto somiglia a Caravaggio nella preferenza esclusiva per la figura sul paesaggio e l’ambiente.
Dopo Caravaggio sulla linea del tempo dell’arte c’è Artemisia Gentileschi.
Quando Caravaggio scappa da Roma per l’omicidio commesso, nell’estate del 1606, quella che sarà la più grande pittrice dell’epoca ha appena tredici anni.
Caravaggio ripara a Napoli, e a Napoli – anni dopo – arriva Artemisia; da bambina a Roma aveva, grazie al pittore Orazio Gentileschi suo padre, conosciuto Caravaggio; tranne un viaggio a Londra (dove raggiunge il padre e collabora artisticamente con lui), vive quasi sempre a Napoli, dove muore nel 1653.
È assai probabile che Artemisia a Napoli abbia ammirato l’opera cardine della produzione matura di Caravaggio, le Sette Opere di Misericordia, nella chiesa del Pio Monte della Misericordia. Deve essere stata per lei un’occasione preziosa per costruire un ponte tra l’infanzia (e la prima formazione artistica, nel segno anche di Caravaggio) e la maturità degli anni, dopo aver vissuto (e subìto) esperienze forti e incancellabili, in primo luogo lo stupro da parte del pittore Agostino Tassi, collaboratore del padre, ma anche – fatto forse ancor più grave – l’avversione di una parte della società nei suoi confronti, in quanto violentata e pittrice, e quindi ‘diversa’.
Ogni genio, immancabilmente, lascia una traccia di sé nei tempi a venire.


Vincenzo De Luca

IMG 0070 2Vincenzo De Luca, critico e storico dell'arte, docente di Lettere e giornalista. Collabora con alcuni comuni della regione marche come relatore in convegni di storia dell'arte, come curatore di spazi museali ed organizzatore di mostre, nonché come direttore artistico di festival di arte e teatro ( ad esempio la rassegna dedicata a Vittorio Gassman). Ha realizzato sul dipinto delle Sette Opere di Misericordia un doppio lavoro filmico e tre spettacoli teatrali. Come giornalista si occupa di arte e di recensioni delle "prime" teatrali.

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