Hypokritès Teatro Studio porta in scena Poetica: quando la poesia si fa spettacolo

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Si è chiusa la rassegna teatrale 2016/2017 di Lustri. Tempo di primi bilanci. Lasciando le critiche a chi le sa fare, obiettivamente va riconosciuta l’audacia e la perseveranza del curatore della rassegna, Enzo Marangelo che, di anno in anno, propone ai suoi spettatori linguaggi espressivi sempre più efficaci e innovativi. 

Si è chiusa la stagione teatrale 2016/2017 di Lustri. Tempo di primi bilanci. Lasciando le critiche a chi le sa fare, obiettivamente va riconosciuta l’audacia e la perseveranza del curatore della stagione, Enzo Marangelo che, di anno in anno, propone ai suoi spettatori linguaggi espressivi sempre più efficaci e innovativi. Non più un teatro fine a stesso, di mero intrattenimento. Non più un teatro di distrazione, che serve ad aiutare il pubblico a staccare dalla realtà, perché siamo sempre staccati. Oggi il teatro deve fornire dei ganci nei quali lo spettatore possa rimanere avviluppato per tutto il resto del suo tempo, non solo per la durata dello spettacolo.

Anche da regista Marangelo riesce ad utilizzare il mezzo teatrale in maniera detonante e progressista: in Poetica, una produzione in prima nazionale di Hypokritès Teatro Studio, sfoga l’attitudine all’indagine della parola e della lingua, sia essa italiana, francese, greca o latina, la sua costituzionale sensitività alla poesia che trasforma in uno spettacolo teatrale affascinante, onirico, un mondo soave, ma al contempo di moderazione esemplare. Mette in scena un monologo di assoluta verità poetica nella trasfigurazione verbale e gestuale di Piera De Piano che, con espressività energica, dopo aver incantato il pubblico, rendendolo un unico, vibrante e silenzioso ascoltatore, chiuso nel cerchio intimo della poesia, strappa un lungo applauso, una standing ovation.

 …  Disse: credo nella poesia, nell’amore e nella morte, perciò credo nell’immortalità …  Dalla visceralità allo straniamento, dall’ironia al travagliato interrogarsi, con intelligente sensibilità, contemperata dal talento di un’attrice che si fa strumento della parola, groviglio di emozioni, viene creato un lavoro performativo che, lungi dall’essere una sterile celebrazione (il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia), ripercorre a ritroso più di due millenni di poesia, dando voce agli eterni inconsolabili consolatori del mondo, da Jannis Ritsos a Mimnermo, passando per Leopardi, Pascoli, Prévert, Rimbaud, Petrarca, Dante - solo per citarne alcuni – . Corpo e voce disegnano di volta in volta mondi  diversi; seguendo l’insegnamento di Artaud, uno dei  teorici di riferimento di Hypokritès, la voce della De Piano si fa ritmo straripante, pronuncia fragorosa amplificando le possibilità musicali della parola, sino quasi alla vibrazione rumoristica; modifica la timbrica ricorrendo talora ad una fonazione strozzata senza intaccare la chiarezza dei significati.

Manca la scenografia. Lo spettacolo si compone visivamente di oggetti semplici, funzionali e sonanti: la scultura sonora creata dal genio di Michele Paolillo, e poi sonagli, libri, una scala, una sedia; con un bacile ed un annaffiatoio si ricrea la pioggia nel pineto di D’Annunzio, l’ombrellone è la lente davanti al cuore di Palazzeschi affinché la gente possa vederlo e comprenderlo. Il disegno delle luci di Marangelo è centrato e il loro ruolo è fondamentale, da il punto atono del faro che baluginava sulla roccia del Tino in Vecchi Versi di Montale a Mattina di Ungaretti in cui, nel silenzio, senza che venga neppure citato M’illumino d’immenso, il pubblico è accecato come in un’estasi mistica, sulla strada della conversione alla bellezza.

Poetica è uno spettacolo pieno di suggestioni che alla fine ti lascia il raro desiderio di essere rivisto, ti accarezza il cuore, ti lascia un velo di dolcezza…quello stesso velo che avvolge la luna, silenziosa, solinga e peregrina in Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi.

Alessandra Durighiello

Ultima modifica ilLunedì, 10 Aprile 2017 16:27
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