Teatro Segreto presenta Ferdinando, il capolavoro dell’umana tragedia

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Dopo Jennifer e Traccia di mamma, la rassegna teatrale di Lustri curata da Enzo Marangelo, rende nuovamente omaggio ad Annibale Ruccello, tra i più originali autori della nuova drammaturgia napoletana, nel trentesimo anniversario della morte, con quello che è considerato il suo capolavoro: Ferdinando, una produzione di Teatro Segreto per la regia di Nadia Baldi.

Dopo Jennifer e Traccia di mamma, la rassegna teatrale di Lustri curata da Enzo Marangelo, rende nuovamente omaggio ad Annibale Ruccello, tra i più originali autori della nuova drammaturgia napoletana, nel trentesimo anniversario della morte, con quello che è considerato il suo capolavoro: Ferdinando, una produzione di Teatro Segreto per la regia di Nadia Baldi, che propone un’ attraente rappresentazione tra il metafisico e l’onirico, grazie anche alle bellissime scene da cui i personaggi entrano ed escono lentamente come apparizioni, servendosi di sedie montate su ruote e oggetti, cibi e bevande invisibili, calati dall’alto in panieri attraverso lunghi cavi pendenti.

E’ Gea Martire a ricoprire il ruolo, che fu di Isa Danieli, della Baronessa Clotilde Castaldo Luganegro, rifugiatasi nella campagna napoletana in disprezzo della nascente cultura borghese, falsa e spregiudicata, che va affermandosi dopo l’Unità d’Italia. E’ finita l’era dei Borbone da lei sostenuta e rappresentata. Con i Savoia vengono a disegnarsi nuovi assetti sociali ed economici e si diffonde  l’italiano, la lingua del vincitore, una lingua avvertita come straniera, barbara, senza sapore, senza storia, ‘na lengua e’ merda, ‘na lengua senza Dio. La parola descrive l’interiorità di ogni personaggio, la sua intensità, la sua profondità, la sua mordacità, determinandone vita o morte; descrive il degrado della contemporaneità, una realtà violenta, meschina, blasfema. Fa da contraltare all’inacidita baronessa imprigionata nella sua lunghissima camicia da notte che fa un tutt’uno con l’enorme letto, la cugina povera, nonché sua domestica, Gesualda interpretata da una viscerale Chiara Baffi, una presenza a tratti innaturale, un corpo in agguato, spettrale quando resta per lunghi istanti immobile con lo sguardo bramoso fisso in platea. Tra le due si inserisce Don Catello, un parroco assetato di potere e denaro, coinvolto in una relazione sessuale con Gesualda e con il sacrestano, impersonato da Fulvio Cauteruccio che assegna al personaggio una connotazione calabrese e a tratti troppo nervosa e veemente. A rompere la quotidianità stantia dei tre è il giovane Ferdinando – Francesco Roccasecca, presunto lontano parente della baronessa. Lui di una bellezza angelica, mellifluo, con ‘o nomme ‘e nu re , è in realtà Filiberto, un impostore con il nome di un Savoia, un borghese rampante, uno scaltro approfittatore, che sfrutta l’ossessione erotica di Clotilde, Gesualda e Don Catello nei suoi confronti per  raggiungere il suo scopo: una cassetta di diamanti. L’elemento economico è fondamentale, come in un romanzo verista, in cui si perpetua una lotta di classe, la prevaricazione della borghesia sulla nobiltà e il clero, ma non mancano neppure elementi del romanzo noir.

Ferdinando è un’opera complessa, intrigante e audace che attraverso una comicità grottesca sviscera i drammi di una società che, ieri come oggi, è dominata dall’ egoismo, dalla spregiudicatezza insolente e dall’opportunismo, una società amorale e senza valori, disillusa. La società materialista non lascia indenne neppure il clero che trasgredisce al voto di castità rivolgendo le proprie meschine attenzioni a giovani ragazzi, trasgredisce al voto di povertà, trovandosi coinvolto in scandali finanziari e impelagato in oscure relazioni con la criminalità organizzata. E’ un’opera innovativa che permette di scrutare la crisi delle relazioni umane del nostro tempo entro la cornice di un mondo passato al suo tramonto.

Alessandra Durighiello

Ultima modifica ilGiovedì, 23 Febbraio 2017 18:40
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