Scena verticale in Polvere. Il racconto di un delitto dell’animo

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Sabato 11 febbraio la rassegna teatrale di Lustri, curata da Enzo Marangelo, ha visto come protagonista la compagnia calabrese Scena verticale che ha portato sul palco dell’Auditorium del Centro Asi di Solofra Polvere, opera scritta, diretta e interpretata da Saverio La Ruina e Cecilia Foti

Sabato 11 febbraio la rassegna teatrale di Lustri, curata da Enzo Marangelo, ha visto come protagonista la compagnia calabrese Scena verticale che ha portato sul palco dell’Auditorium del Centro Asi di Solofra Polvere, opera scritta, diretta e interpretata da Saverio La Ruina e Cecilia Foti. Il tema è molto attuale trattando la violenza di genere e nello specifico una violenza forse più diffusa di quella fisica, sottile e subdola, difficile da riconoscere che si basa sulla manipolazione psicologica e si estrinseca in manie di controllo, svalutazione, derisione, gelosia immotivata, insulti e non è escluso che alla morte dell’animo segua la morte del corpo. Un’opera di sensibilizzazione, un’occasione di riflessione su se stessi e sui rapporti di coppia.

Un uomo e una donna: lei è bella, solare, ama cantare e vive con spontaneità e naturalezza la vita, lui è un ombroso fotografo de L’Espresso che ha avuto molte donne ma non ne ha amata mai nessuna e vuole andarsene perché lei non lo ha presentato come il suo fidanzato. E’ solo il primo impercettibile passo verso il progressivo annullamento della donna, verso una condizione di sottomissione assoluta dove i pochi momenti di tenerezza, l’atteggiamento confidenziale e placido sono un modo per nascondere una natura psicotica, fredda, priva di qualsiasi empatia. La scena si svolge esclusivamente all’interno di un rettangolo bianco, un ring, che racchiude la quotidianità inquietante di questa coppia: un tavolo, due sedie, una bottiglia d’acqua e un quadro rosso, raffigurante una donna molto femminile, sensuale. Inizia il match. Lui assesta una lunga serie di colpi in maniera sempre più incalzante: scava nel passato e nell’animo della donna, ne annienta la vitalità, ne condiziona il ragionamento – dimmi cosa devo fare e io lo faccio, dimmi cosa devo dire e io lo dico, dimmi cosa devo pensare io lo penso - , ne modifica le abitudini – smette di fumare -, ne condiziona l’abbigliamento, la isola, la priva dei suoi legami. Gancio, montante, le forze iniziano a mancare. Lei subisce ogni colpo, l’accusa di non essere affidabile, di mentire, di nascondere relazioni passate e amanti inesistenti, le ripicche e il confronto con altre donne. Non vuole ritornare ad essere sola; anche l’avergli confidato di aver subito uno stupro le si ritorce contro: beh, se l’è cercata! Cosa ci faceva di notte da sola per strada a Roma? E’ stata lei a provocare il suo aggressore con il suo abbigliamento. Perché non ha chiesto subito aiuto? Semplice perché le è piaciuto! Lei come ogni donna è bugiarda e puttana, puttana e bugiarda … a voi donne basta mettere una cosa in mezzo alle gambe che perdete la bussola … sempre pronte, come delle cagne. Ormai è messa all’angolo. Troppi colpi, sempre più forti e precisi, hanno tolto ogni speranza. E’ una donna completamente violata nella sua femminilità, prostrata emotivamente e fisicamente, una donna che non si prende più cura di sé, che ha abbandonato le sue passioni, che non ricorda il suo valore.

 Al timido accenno di ribellione arriva lo schiaffo, al tentativo di sviare l’ennesimo discorso sul suo ipotetico amante arriva un pugno nello stomaco, che la lascia a terra rantolante. Questa volta però, forse, non basterà fare l’amore per far passare tutto. Questa volta forse lei lo allontanerà, pian piano ricostruirà la sua identità, ritroverà il suo nome e non sarà più solo “Amore”, si riapproprierà dei suoi spazi, dell’amore per il suo lavoro e per il canto, riscoprirà il piacere e la spensieratezza di un’uscita con gli amici e solo dopo aver capito il valore della solitudine inizierà una relazione con un uomo che non sia fragile, mediocre e vittima delle sue ossessioni.

Alessandra Durighiello

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