Il ritorno in scena di Hypokritès Teatro Studio in Fantasia. Una lezione di realismo eduardiano

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La produzione teatrale della compagnia Hypokritès Teatro Studio diretta da Enzo Marangelo, nell’ultimo decennio, si è pienamente aperta al contemporaneo, trovando il suo paradigma più eloquente in Breviario del caos, l’istallazione performativa ispirata all’omonimo libro del filosofo contemporaneo Albert Caraco, inserita lo scorso anno nel cartellone della rassegna teatrale di Lustri e della Galleria Toledo – Teatro Stabile d’innovazione di Napoli. 

La produzione teatrale della compagnia Hypokritès Teatro Studio diretta da Enzo Marangelo, nell’ultimo decennio, si è pienamente aperta al contemporaneo, trovando il suo paradigma più eloquente in Breviario del caos, l’istallazione performativa ispirata all’omonimo libro del filosofo contemporaneo Albert Caraco, inserita lo scorso anno nel cartellone della rassegna teatrale di Lustri e della Galleria Toledo – Teatro Stabile d’innovazione di Napoli. Il teatro di ricerca e sperimentazione non esclude, ma viaggia parallelamente al ricco patrimonio del teatro napoletano, al teatro di Eduardo De Filippo che ha caratterizzato le origini della compagnia: Gennareniello, Natale in casa Cupiello, Ditegli sempre di sì, Napoli milionaria, Eduardo da ridere con più di cento repliche in tutta Italia. Sicuramente rispetto al teatro d’innovazione, la commedia dialettale, riprendendo anche un pensiero critico di Ennio Flaiano, accontenta il pubblico nel suo bisogno di sentir ripetere la “favola preferita”, lo dispensa da elucubrazioni e da un contegno serio, gli concede evasione, lo diverte. Il teatro di Eduardo è un’arte realistica in cui il pubblico, nonostante il trascorrere degli anni, può ancora vedersi compiutamente dentro, almeno quando l’aspetto formale non prevale, lasciando il teatro in una dimensione autenticamente popolare.

Da A mbrugliata del 1995, che poteva contare sulla partecipazione di Franco Angrisano, prende le mosse Fantasia andato in scena lunedì 26 dicembre nell’Auditorium del Centro Asi di Solofra, nell’ambito della rassegna teatrale di Lustri curata da Enzo Marangelo, una lezione-spettacolo attraverso il gomitolo intricato della vita e dell’arte di Eduardo. Nessun effetto, nessun virtuosismo, nessun trucco. Una scena essenziale dominata dall’occhio indagatore e giudice di Eduardo. Gli attori di Hypokritès – Emilia Bruno, Piera De Piano, Alfonso Grassi, Augusto Landi, Felicia Mongiello, Chiara Nigro, Carlo Orilia, Mario Paesano e lo stesso Marangelo  -  non fingono un personaggio, ma generano da sé un essere reale che sia atto di verità di un sacrificio interiore. Il teatro di Eduardo va rappresentato senza costruzioni artificiose che lo falsano, valorizza l’attore talentuoso, ma l’attore mediocre resta tale, anzi assume i contorni di una “macchietta”. Prendono forma il primo atto di “Napoli milionaria”, il monologo della Madonna delle rose tratto da “Filumena Marturano” e quello di Bonaria tratto da “Gli esami non finiscono mai”. Una recitazione essenziale, che ci illude sul fatto che quelle parole non abbiano un concepimento anteriore, ma siano nate in quel momento. Le poesie di Eduardo si iscrivono nella linea realistico-narrativa, subiscono gli influssi della lirica-sentimentale e rientrano pienamente nella tradizione popolare, rilevano però più per la teatralità che per una particolarità tematica o estetica.  Penzieri mieje, ‘O rraù, Io vulesse truva’ pace, ‘A capa, ‘A paura mia, ‘A gente, ‘O parla’ nfaccia, Fantasia sono tutti fogli di un diario in cui è fissata un’immagine, una riflessione, in cui la vocazione umana amara, diffidente, rassegnata, riluttante e confidenziale si risolve in una continua testimonianza del mondo quotidiano. Nei poemetti tragicomici Vincenzo De Pretore di Eduardo e Lassamm fa’ a Dio di Salvatore Di Giacomo, attraverso il confronto con Dio, si estrinseca il vano tentativo di sfuggire alle brutture di questa terra, ad una realtà inevitabile, che non ci lascia il tempo di fantasticare, spesso ci tormenta e ci costringe a rimanere con i piedi per terra. Ad impreziosire la serata ha contribuito la voce della giovane soprano Valentina Mastrangelo, dalla gestualità elegante e dal talento già ampiamente riconosciuto, che è riuscita nell’impresa di ridonare a brani come Uocchie c’arraggiunate (pare che fosse la canzone preferita di Eduardo), Palummella, Duje paravise, nuova linfa vitale e intensità, grazie anche agli arrangiamenti e all’accompagnamento musicale di Nico D’Alessio e Ginevra Del Vacchio.

L’obiettivo di rappresentare Eduardo in un modo diverso, non banale, può dirsi raggiunto, anche nel sottolineare vicende della sua vita che inevitabilmente hanno avuto ripercussioni sulla sua drammaturgia ovvero aspetti della sua personalità severa e rigorosa, che ne fanno un uomo dalla saggezza amara come risulta in maniera chiara nella lettera inviata al fratello Peppino, con il quale aveva avuto diversi dissapori, di cui ripropongo alcuni passaggi.

“Caro Peppino,

ti pare che dopo quanto è accaduto fra me e te, dopo anni di veleno amarissimo … un semplice colpo di spugna può cancellare dal mio animo l’offesa e il risentimento? Tu dici: “Siamo fratelli”. Certo … Credi che tu da estraneo avresti potuto infliggermi le torture morali che sistematicamente, minuto per minuto, mi infliggevi? L’amore fraterno è un sentimento da asilo infantile, credi a me. Fratelli si diventa dopo aver guardato l’animo di una persona come in uno specchio di acqua limpida … Scusami, ma io guardando nel tuo animo, il fondo non lo scorgo … Se tu mi vuoi bene come ai primi tempi della nostra miseria, vuol dire che nulla puoi rimproverarmi … mentre io, e questo è il mio più grande dolore, non ti voglio bene come allora, ti temo … Scusami se ti ho parlato così, ma è la maniera migliore per far diventare uomini due fratelli e due fratelli uomini …“.

Eduardo

                           Alessandra Durighiello


Ultima modifica ilVenerdì, 13 Gennaio 2017 10:44
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