Improvvisazione e passione nel jazz di Aires Tango e Girotto

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Gli Aires Tango e Girotto si presentano al pubblico di Solofra imbracciando alcuni dei loro strumenti, quasi a portare con sé la loro musica e la loro storia.

Gli Aires Tango e Girotto si presentano al pubblico di Solofra imbracciando alcuni dei loro strumenti, quasi a portare con sé la loro musica e la loro storia. Mentre dalla custodia viene fuori il sassofono e il bassista si appoggia sulla spalla la tracolla, il pianista e il batterista guadagnano la loro posizione. La scenografia è essenziale, anche se il concerto è comunque un’esperienza degli occhi oltre che delle orecchie.

Poche parole per presentare il primo brano, Gatos, in cui si ammicca a «un animale simpatico» e si ricorda un grande sassofonista recentemente scomparso, Gato Barbieri. È Javier Girotto, con il suo sassofono, a guidare lo spettatore in questo viaggio nella musica jazz di cui lui si fa interprete dal 1994 insieme agli altri musicisti del gruppo: Alessandro Gwis al pianoforte, Michele Rabbia alle percussioni e Marco Siniscalco al basso.

Il piano e il sax spesso si sovrappongono nelle melodie suonate, quasi a sottolineare e a dare sfumature diverse a uno stesso motivo che, per quanto sofisticato, riesce a rimanerti in testa. Sulla batteria il tocco leggero dà ritmo e colore a una musica apparentemente fuori dagli schemi, ma che, in un crescendo di note e decibel, porta l’ascoltatore ad apprezzare ogni singolo segno sul pentagramma.

Il sassofono grida a tratti. Poi, d’improvviso, tutto si attenua, anche se non completamente, per lasciare spazio a note veloci, fluttuanti che escono dallo strumento e dal suo sussurro.

Viene eseguito Duende, il brano che dà il titolo all’ultima fatica artistica del gruppo, il dodicesimo disco che ospita anche la performance del chitarrista Ralph Towner. Già, la chitarra. Sul palco non c’è, ma i virtuosismi e il talento dei musicisti non ne fanno avvertire la mancanza.

C’è spazio anche per un sorriso. È simpatia o l’aglianico della cena, difficile dirlo: si sorride mentre si ascolta, Pasion albiceleste, brano scritto per portare fortuna alla nazionale del cuore, quella argentina, che, però, ha già visto tre finali dei mondiali perse. Poco importa: il piacere sonoro di ascoltare si accompagna allo stupore visivo di seguire le improvvisazioni jazzistiche di ogni componente del gruppo. Prezioso anche l’intermezzo letterario con la lettura della poesia “Tango” di Borges, sulle note del brano “Io e te”. 

 Lara Martino

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