Discorso grigio. La dissacrazione della demagogia politica.

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Fanny & Alexander, una delle compagnie protagoniste del panorama teatrale italiano, torna a Solofra per la sezione Teatro di Lustri curata da Enzo Marangelo, con Discorso Grigio, un lavoro che attraverso la forma del discorso esplora i meccanismi e i giochi di potere a cui ormai siamo assuefatti.

Nel settembre dello scorso anno Lustri apriva la sua prima rassegna teatrale curata da Enzo Marangelo con West, più che uno spettacolo, un esperimento di ipnosi collettiva prodotto dalla compagnia Fanny & Alexander, denunciando come la nostra psiche fosse compromessa dalla continua sollecitazione di un mondo che ci impone comportamenti precisi da cui non ci si può liberare. Quest'anno Fanny & Alexander, una delle compagnie protagoniste della scena teatrale italiana, è tornata a Solofra per Lustri con Discorso Grigio, un lavoro che attraverso la forma del discorso esplora i meccanismi e i giochi di potere a cui ormai siamo assuefatti.

"Signore e signori tra pochi minuti il Presidente parlerà alla Nazione". Il discorso che il presidente- Marco Cavalcoli va montando in scena è costituito quasi nella sua totalità da frasi becere o idealiste che sono state realmente pronunciate in questi anni dai politici, da gesti, calci, mani che si muovono compulsive, pernacchie. Da Mussolini a Pertini, da Craxi a Berlusconi, fino a Bossi, Vendola, Grillo e Renzi, ma è come se ascoltassimo un unico politico, un automa privato di un'esistenza indipendente, un personaggio che tende ad un modello e ad una maschera già conosciuti. Emerge il discorso politico contemporaneo vuoto e demagogico, ripetitivo fino all'ossessione, narcotico per menti prive di ogni capacità di reazione e ribellione. Sostiamo in una zona grigia, in cui non esistono opposizioni e non c'è distinzione tra le parti in gioco. Chi fa le veci della comunità rappresenta il nostro menefreghismo nel pretendere maggiore coerenza politica.

Sta per concludersi lo spettacolo quando il silenzio di Cavalcoli invade la sala. Anche il silenzio è una macchinazione. L'aria si fa pesante. Il presidente scruta i volti dei suoi uditori, un po' interdetti: lo spettacolo è finito o il discorso ricomincerà? Restano seduti, immobili come un popolo addestrato e obbediente che non ha la forza di decretare la fine, nemmeno con un semplice applauso. E' uno spettatore "destabilizzato" quello che esce dalla sala, sfinito dalla ripetizione ossessiva di parole e gestie da una musica martellante; ma una rappresentazione così ardita e innovativa sarà riuscita a toccare le loro coscienze?

                                                                                           Alessandra Durighiello

 

Ultima modifica ilLunedì, 05 Dicembre 2016 00:01
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