ASCOLTI ANCESTRALI: Lisa Gerrard, Dead can Dance e Jocelyn Pook

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Domenica 29 gennaio, nella Sala archi del Complesso monumentale di Santa Chiara di Solofra, si è tenuto il terzo appuntamento di Ascolti Emotivi, la sezione di musica di Lustri curata da Alfredo Micoloni.

La playlist selezionata, che si concentra su due figure femminili Lisa Gerrard e Jocelyn Pook, è tra quelle fino ad ora proposte la più intrigante ed evocativa; è un richiamo ancestrale quello che sprigionano molte delle loro musiche, marcato da un uso intensivo e caratteristico della voce umana.

Si inizia con Jocelyn Pook. Il grande pubblico l’ha conosciuta per essere stata la compositrice delle musiche dei film Gangs of New York di Martin Scorsese e Il mercante di Venezia di Michael Radford, nonché dell’ultimo film di Stanley Kubrik, Eyes Wide Shut dal quale vengono estratti la colonna sonora Migrations e Masked Ball che accompagna Bill Harford-Tom Cruise attraverso l’orgia mascherata a cui partecipa di nascosto. Si tratta dell’ arrangiamento di Backwords Priest in cui sono riprodotte all’incontrario le voci di due preti che salmodiano un canone di rito bizantino; l’ accostamento di  un canto religioso ad una scena di assoluta depravazione, crea rievocazioni esoteriche e diaboliche . La musica di Pook non si presta a facili categorizzazioni, è una commistione fluida di elementi svariati e all’apparenza antitetici, dalla musica antica, corale a quella popolare, da quella sacra a quella profana, dal minimalismo alla world music di matrice centro asiatica. Seguono  Flood, Hell, Fire and Damnation e la struggente I fell in love with a dead boy, sublimata dalla voce di Anthony Hogarty.

Il duo Dead can Dance, composto da Lisa Gerrard e Brendan Perry, è considerato tra i pionieri dell’etno-gotico australiano, con sprazzi di folk, tribalismo e misticismo. La loro musica, così ricca di suoni, rievoca tradizioni antiche, esplora ambientazioni diverse, crea suspence. In The arrival and the reunion, Windfall, Mother Tongue, Yulunga, l’uso di ogni strumento è ponderato perfettamente imbastendo una musica variegata, complessa, elegante, maestosa e al tempo stesso naturale, fusa al riecheggio della loro voce che si articola in un mantra, in una lingua trascendente, capace di suscitare sentimenti fragili e svaniti. La vocalizzazione di Lisa Gerrard è apprezzabile anche nei suoi brani da solista, più eterei che etnici Sanvean: I am your Shadow, Gloradin, The Comforter, Sacrifice, The Unfolding: la sua voce a volte profonda, misteriosa, liturgica, a volte dolce, lieve e leggermente malinconica sembra riecheggiare da spazi infiniti, indefiniti e informi, arricchendo l’ascoltatore che si lascia trascinare dalla suggestione.

Alessandra Durighiello

 

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