La linea del tempo dell’arte: Caravaggio tra Michelangelo e Artemisia Gentileschi

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Vincenzo De Luca è stato tra i protagonisti più attesi di I Viaggi dell’Eutopia, la sezione di Letteratura di Lustri, curata da Renato Siniscalchi. Critico e storico dell’arte, il pubblico di Lustri lVincenzo De Luca è stato tra i protagonisti più attesi di I Viaggi dell’Eutopia, la sezione di Letteratura di Lustri, curata da Renato Siniscalchi. Critico e storico dell’arte, il pubblico di Lustri lo aveva già apprezzato lo scorso anno nella sua lectio magistralis su Le sette opere di Misericordia di Caravaggio. Quest’anno ha proposto una linea del tempo dell’arte, che inizia da Michelangelo, attraversa Caravaggio e prosegue con Artemisia Gentileschi.

Vincenzo De Luca è stato tra i protagonisti più attesi di I Viaggi dell’Eutopia, la sezione di Letteratura di Lustri, curata da Renato Siniscalchi. Critico e storico dell’arte, il pubblico di Lustri lo aveva già apprezzato lo scorso anno nella sua lectio magistralis su Le sette opere di Misericordia di Caravaggio. Quest’anno ha proposto una linea del tempo dell’arte, che inizia da Michelangelo, attraversa Caravaggio e prosegue con Artemisia Gentileschi.

Si parte con l’icona dell’arte rinascimentale, la Pietà Vaticana di Michelangelo: è l’addio di una madre a suo figlio, un motivo non presente nei Vangeli, da qui la definizione di “quinto evangelista”. Suggestionato dalla Vesperbild e probabilmente dall’opera pittorica di Perugino, Michelangelo scolpisce il corpo di Cristo che ponderatamente si abbandona tra le braccia della Vergine madre, figlia del suo figlio, fino ad affondare, rovesciando all’indietro il volto. Vita e morte sono uniti insieme in un ciclo infinito, dove ogni volta che Cristo muore, rinasce … ma come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere? (Gv. cap.3 v.4). Nella Pietà Bandini, Michelangelo si autoritrae nelle vesti di Nicodemo, il fariseo che contempla la volontà di rinnovamento, di purificazione della Chiesa dalla corruzione; viene rappresentato in piedi all’atto di restituire il corpo deposto di Cristo a Maria, ponendolo sulle sue ginocchia. Un capolavoro imperfetto e non-finito che è infinito. Il non-finito diventa il linguaggio comportamentale della creatività, in tal senso è paradigmatica la Pietà Rondanini.  

 

Si passa a Caravaggio, alla Deposizione Vaticana, che rende omaggio a Michelangelo ritraendolo nelle vesti di Nicodemo, nel braccio destro del Cristo esanime identico a quello della Pietà Vaticana. Partendo dalla Maddalena e scendendo verso Cristo i personaggi sembrano riprodurre  la chiusura del libro della storia; noi, fisicamente, siamo là dove Cristo verrà deposto, là dove Lui risorgerà e anche noi. È un’opera salvifica. Michelangelo è ancora presente nella Vocazione di San Matteo: la mano di Cristo indicante l’apostolo è quella di Adamo nella Cappella Sistina. Ma Cristo sta davvero chiamando a sé Matteo? Caravaggio sviluppa il climax e l’ambiguità: Cristo sta indicando qualcuno, ma quel qualcuno non è necessariamente una delle figure sedute al tavolo, tant’è che i suoi piedi sono rivolti allo spettatore. Allora non esiste Matteo a quel tavolo, Matteo è ognuno di noi, chiunque può seguire Cristo.

Il primo contatto tra Caravaggio e Artemisia Gentileschi avviene per la prima produzione di San Matteo e l’angelo della Cappella Contarelli, opera scartata perché non solo l’evangelista veniva rappresentato con i piedi sporchi e quasi analfabeta, ma l’angelo era una femmina, per l’appunto Artemisia. Caravaggio è il faro della sua passione per la pittura e a lui si lega indissolubilmente con l’opera Giuditta e Oloferne. Nessuna donna prima di lei, se non nella tragedia greca, ha avuto un protagonismo che deriva dal coraggio, dalla volontà di respingere ogni sopruso, dalla denuncia della violenza subita da Agostino Tassi. Dipinge la violenza, qualcosa che ha la stessa identità dell’attimo decisivo che vediamo nell’opera di Caravaggio e che diventa l’inizio della fotografia. Artemisia, eccellenza della dignità femminile, è un “pittore” caravaggesco e in questa dimensione raggiunge l’assoluta parità con l’uomo, ottiene il riconoscimento della sua personalità artistica rendendosi modernissima. Con l’arte essa si riscatta e riscatta tutte le donne.

Alessandra Durighiello

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