Storia dell'Italia mafiosa. L'appassionante saggio di Isaia Sales sul successo delle mafie

Scritto da  , Pubblicato in Letteratura

Isaia Sales è stato uno dei personaggi più attesi di I Viaggi dell’Eutopia la sezione di Letteratura di Lustri curata da Renato Siniscalchi: originario di Pagani, è docente di storia delle mafie all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, editorialista del Mattino e qualcuno lo  ricorderà per essere stato sottosegretario al Ministero del Tesoro durante il primo governo Prodi. Come saggista ha presentato a Solofra mercoledì 18 gennaio, nella suggestiva cornice della Sala archi del Complesso monumentale di Santa Chiara, Storia dell’Italia mafiosa. Perché le mafie hanno avuto successo.

Isaia Sales è stato uno dei personaggi più attesi di I Viaggi dell’Eutopia la sezione di Letteratura di Lustri curata da Renato Siniscalchi: originario di Pagani, è docente di storia delle mafie all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, editorialista del Mattino e qualcuno lo  ricorderà per essere stato sottosegretario al Ministero del Tesoro durante il primo governo Prodi. Come saggista ha presentato a Solofra mercoledì 18 gennaio, nella suggestiva cornice della Sala archi del Complesso monumentale di Santa Chiara, Storia dell’Italia mafiosa. Perché le mafie hanno avuto successo.

Sales riesamina analisi, pregiudizi e visioni ideologiche sulla vicenda mafiosa in Italia. Da circa duecento anni in maniera sostanzialmente immutata si racconta che le mafie sono frutto della storia locale del Mezzogiorno, della sua arretratezza economica e sociale, della mentalità dei suoi abitanti, della sola corresponsabilità delle sue classi dirigenti, tralasciando in secondo piano che proprio il Sud ha prodotto gli uomini e le donne che le hanno combattute più strenuamente. Certo, le mafie sono nate e cresciute nel Sud, nel contesto socio-politico dominato dai Borbone, caratterizzato dal persistere del feudalesimo, ma si sono consolidate e legittimate dopo l’Unità d’Italia. La storia del nostro Paese e del Sud non può prescindere dal peso e dal ruolo che hanno giocato mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti nell’annessione allo Stato-Nazione dei territori del Regno delle Due Sicilie, dalle loro relazioni con quella classe dirigente che ufficialmente quella storia la scrivevano. Le mafie come potere extra-istituzionale in contrapposizione a quello statuale non sarebbero sopravvissute così a lungo se non fossero state ad esso relazionate: con le mafie si coprono spazi e funzioni che lo Stato non copre interamente. Le mafie sono avvertite come un problema razziale, territoriale o culturale e ciò ha incoraggiato il proliferare delle interpretazioni culturaliste del familismo amorale, dell’assenza di senso civico, del perdurare dell’omertà, che non spiegano come sia possibile che le mafie si siano radicate anche nel progredito e avanzato Nord Italia o negli Usa. Sales dimostra che in presenza di una combinazione di fattori economici e sociali, qualunque area territoriale può alimentare le mafie perché riescono facilmente a ripetere le loro modalità di azione  e ad imporre il loro metodo, intrecciando relazioni con i rappresentanti di attività economiche e imprenditoriali e con una parte del sistema politico ed istituzionale.

Nelle oltre quattrocento pagine del suo libro, Sales propone un’antologia dei poteri criminali di ieri e di oggi, attraverso la quale evidenzia come il persistere delle mafie e il loro successo ininterrotto, sia indissolubilmente legato all’appoggio, alla connivenza delle classi dirigenti, perché se si fosse trattato di un semplice fenomeno di delinquenza, di soggetti incolti e rozzi, sarebbero già state sconfitte.  Emerge un panorama cupo e angosciante, soprattutto perché riconosciuta la causa del male non si interviene per debellarla ma la si alimenta costantemente. C’è sempre qualcuno disposto a scendere a patti, a lavorare per e con le mafie, che è disposto a fare soldi attraverso le loro aziende e le loro attività, restando indifferenti ai carichi di morte che esse si trascinano dietro. Scrive Sales: “Quando nel 2001 il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del secondo governo Berlusconi, Pietro Lunardi, afferma che con la mafia e la camorra bisogna convivere, non fa un auspicio per il futuro ma semplicemente ribadisce quello che nella storia dell’Italia unita tanti esponenti dei governi (meridionali e settentrionali), degli imprenditori (del Nord e del Sud) avevano sempre fatto, cioè convivere con le mafie. E’ in quella frase che si può sintetizzare l’atteggiamento delle classi dirigenti nazionali verso le mafie nella storia  italiana fino alla contemporaneità”.

Alessandra Durighiello

Ultima modifica ilLunedì, 23 Gennaio 2017 23:05
Etichettato sotto

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

cittadisolofra h100
accademia di teatro
hypokrytes h50