Ultimo atto del Politico di Platone: la politica come arte della misura

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Domenica 30 aprile è calato il sipario sulla seconda edizione di Lustri con l’ultimo appuntamento delle letture in scena tratte dal Politico di Platone nell’ambito di Genealogia di una città, la sezione di Filosofia curata dalle professoresse Lidia Palumbo e Piera De Piano e realizzata con il patrocinio morale dell’Università Federico II di Napoli, Dipartimento di Studi Umanistici, della Società Filosofica Italiana sezione napoletana “G. Vico” e sezione irpina. 

Domenica 30 aprile è calato il sipario sulla seconda edizione di Lustri con l’ultimo appuntamento delle letture in scena tratte dal Politico di Platone nell’ambito di Genealogia di una città, la sezione di Filosofia curata dalle professoresse Lidia Palumbo e Piera De Piano e realizzata con il patrocinio morale dell’Università Federico II di Napoli, Dipartimento di Studi Umanistici, della Società Filosofica Italiana sezione napoletana “G. Vico” e sezione irpina.

Nella popolosa agorà della Sala archi, nel Complesso monumentale di Santa Chiara, nella confusione generata da Scherzo di Pierre Schaeffer che si arricchisce della voce di Diana Erika Lettieri, delle chitarre di Nicola D’Alessio e Sergio Caldiero e dall’entrapment, dalla tela che Maria Emilia De Maio va imbastendo, intrappolando gli spettatori, lo Straniero di Elea – Enzo Marangelo incontra per l’ultima volta Socrate il Giovane – Mario Paesano per chiarire definitivamente come debba essere l’uomo politico e cosa debba fare per adempiere alla sua missione. La prosa di Platone è come sempre melodiosa nonostante spesso risulti ostica ad una rapida comprensione. È lì che si inserisce il commento critico affidato a Piera De Piano, consentendo di cogliere il cuore dialettico dello scritto, il tentativo di costruire una comunità politica scientifica fondata su una discussione collaborativa e paritaria.

Ritorna la necessità di definire e trattare l’arte della misura che interviene come una sorta di vera e propria digressione in rapporto al paradigma della tessitura e che rappresenta il punto di avvio per condurre un’indagine più approfondita sull’affermazione platonica di trovare una via di mezzo tra coraggio e temperanza. In questo quadro si inserisce l’opera dell’uomo politico, il cui scopo è quello di armonizzare le due diverse nature contrapposte degli uomini, indicate metaforicamente come trama ed ordito, componendole in un’unità che è espressione concreta di una virtuosa via di mezzo - diciamo, quindi, che questo è il compimento del tessuto, correttamente intrecciato, dell’azione politica: quando l’arte regia, mettendo assieme il carattere degli uomini coraggiosi e di quelli assennati e conducendoli a una vita comune attraverso concordia e amicizia, portando a compimento il più eccelso e più sontuoso di tutti i tessuti, e avvolgendo tutti gli altri, schiavi e liberi, presenti nella città, li tiene uniti in questo intreccio e governa e sovrintende senza tralasciare assolutamente nulla di quanto si addice a una città felice.

La lettura della Repubblica di Platone si era conclusa, lo scorso anno, constatando che il problema politico è il problema di una comunità umana perfetta, quindi nel suo aspetto morale e che i mali del genere umano cesseranno solo quando i governanti diventeranno filosofi o i filosofi governanti; nel Politico individua nell’arte della misura quella propria dei reggitori dei popoli. Manca il terzo e ultimo tassello: la metamorfosi del problema politico come problema di leggi che devono governare gli uomini e indirizzarli gradualmente a diventare cittadini della comunità ideale. L’appuntamento con le Leggi è per il prossimo anno. Stay tuned.

Alessandra Durighiello

Ultima modifica ilVenerdì, 12 Maggio 2017 17:30
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