La forma migliore del politico nell’utopia platonica.

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Un coro di falsi politici sulle note degli allievi di Musica Dentro Akademi diretta da Nico D’Alessio. Personalità arroganti, prive di qualsiasi spessore ideologico, intellettuale e morale, facilmente corruttibili e simpatizzanti della malavita, che si impongono attraverso la manipolazione mediatica, diffondendo modelli di sottocultura, che influenzano con il loro potere mistificatorio le masse che a loro fiduciosamente si rivolgono. Si apre così il quarto appuntamento delle letture in scena tratte dal Politico di Platone nell’ambito di Genealogia di una città, la sezione di Filosofia di Lustri, curata dalle professoresse Lidia Palumbo e Piera De Piano, che affidano il commento critico al giovanissimo dottorando Vito Limone.

Lo Straniero di Elea – Enzo Marangelo – prosegue nel suo dialogo con Socrate il Giovane - Mario Paesano: la forma migliore della politica è quella fondata sulla conoscenza di una scienza teoretica – ὲπιστήμη κριτική, che consenta al politico di intervenire operativamente, verificando caso per caso la cosa migliore da fare; la forma di governo, preminentemente giusta e la sola effettiva, è quella in cui chi governa possiede la conoscenza e non fa finta di possederla, sia che governi con le leggi che senza, sia che i sudditi siano o meno disposti alla soggezione. Per quanto l’arte della legislazione sia parte dell’arte regia, è meglio che a prevalere non siano le leggi ma il politico: i νόμοι - le leggi - sono criteri generici e grossolani, sia che vengano emanate per iscritto che consuetudinariamente, non sono in grado di attribuire a ciascuno quanto gli si addice, di spiegare i singoli casi che si danno nello spazio e nel tempo, non indicano con esattezza ciò che è più giusto per tutti. La loro funzione è quella di ricordare al cittadino la regola generale di comportamento, di garantire una concreta convivenza, spettando al politico risolvere i singoli casi che si prospettano nella città - πόλις. La verità su ciò che è bene o male non ha bisogno del potere della costrizione per affermarsi, ma si autoimpone proprio per la forza che le viene dal suo essere. A ciò sarebbe sufficiente l’educazione e la persuasione fondata su argomentazioni logiche, razionali e concettuali; di conseguenza, la verità si autoimpone a quei pochi che hanno la costanza e la forza di seguire le sue vie, che riescono ad elevarsi al di sopra del mondo sensibile. Nella visione platonica manca la sensibilità democratica moderna che spinge ad affermare che i molti non riescono ad attingere al grado più alto della scienza non perché sono diversi per natura da quelli che a tale livello pervengono, ma perché non sono messi nella possibilità di raggiungere quel risultato.

Alessandra Durighiello

Ultima modifica ilMartedì, 07 Febbraio 2017 21:18
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