Il mito di Crono per una corretta definizione dell'uomo politico

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Domenica 11 Dicembre, nella Sala Archi del Complesso monumentale di Santa Chiara di Solofra, si è tenuto il secondo appuntamento di "Genealogia di una città", la sezione di Filosofia di Lustri curata dalla professoressa Lidia Palumbo e dalla dottoressa Piera De Piano, col patrocinio morale dell'Università Federico II di Napoli, del dipartimento di studi umanistici, della Sezione Filosofica Italiana, sezione napoletana "G.Vico" e sezione di Avellino.

Genealogia di una città, la sezione di Filosofia di Lustri curata dalla professoressa Lidia Palumbo e dalla dottoressa Piera De Piano, prosegue nelle sue letture in scena tratte dal Politico di Platone, affidando il commento critico al professore Enrico Nuzzo.

E' un passaggio lungo e impegnativo, non facile da sintetizzare, quello che viene prospettato agli spettatori. Lo Straniero di Elea - Alfonso Grassi, servendosi del complicato procedimento diairetico, ha definito l'uomo politico come pastore di uomini e parallelamente la politica come l'arte che ha il compito di allevare il branco dei bipedi; manifesta però a Socrate il Giovane - Mario Paesano, tutta la sua insoddisfazione per tale definizione, ritenendola inadeguata e anacronistica, evocando scenari di epoche passate, in particolare l'età di Crono, in cui la divinità si occupava direttamente di tutti gli aspetti della vita del genere umano. Gli uomini venivano alla luce dalla terra anziani, per poi ringiovanire fino a scomparire serenamente, ritornando alla terra; mancava qualsiasi forma politica, estetica e culturale, l'uomo si lasciava vivere soddisfacendo i desideri più infimi dell'anima. Crono, dopo aver guidato direttamente il corso degli astri e la vita degli uomini, quando le rotazioni raggiungono la misura del tempo che gli spetta, a causa di un principio di necessità, si mette da parte lasciando che l'universo e gli uomini procedano autonomamente. Inizia così l'età di Zeus. L'abbandono dell'universo da parte del dio determina l'inversione del suo moto rotatorio, ha conseguenze sul mondo naturale per il verificarsi di cataclismi, nonché sulla vita degli uomini che per riprodursi devono ricorrere all'unione sessuale ed invecchiano, si indeboliscono gradualmente fino alla morte. Solo per garantire la sopravvivenza del genere umano, la divinità interviene a donare i mezzi indispensabili all'uomo per vivere, come il fuoco, insegna come utilizzarli e poi si riallontana dal mondo. E' questo il punto di partenza di quel lungo processo che ha condotto alla nascita della polis, alle attuali forme sociali e politiche, alla costruzione del sapere filosofico. Lo Straniero di Elea affida al mito la ricostruzione della storia dell'universo e degli esseri viventi e lo utilizza per osservare quanto abbia sbagliato nell'esporre la natura del re e dell'uomo politico nel discorso precedente. Più che di arte dell'allevamento, bisognerebbe discorrere di arte dell'aver cura, suddividendola in base alla costrizione e alla volontarietà: sarà tirannica la cura esercitata su persone costrette e politica l'arte di prendersi cura volontariamente di branchi di animali bipedi che volontariamente accettano. Dunque solo chi possiede quest'arte e questa cura è a pieno titolo re e uomo politico.

 

All'antico mito di Crono si contrappone il mito contamporaneo del Nuovo Presidente - Enzo Marangelo:  pingue, capello bigodinato, arriva sul palco borioso sulle note di All Right Now dei Free suonata da Nico D'Alessio; è seguito da una first lady bambina - Ilaria Romano che lancia sorrisi vuoti alla platea, una bambolina che ubbidisce agli ordini del suo padrone ... camminare, sedersi, inginocchiarsi. E' smania di prevaricazione, disprezzo per il diverso, è un calpestare di identità e di culture in preda ad un delirio di onnipotenza.

Alessandra Durighiello

 

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