Ulisse mentitore. Il finale travolgente

Scritto da  , Pubblicato in Epica/Scienze

La zattera ha ammainato le vele. Con Le Giovenche del Sole si chiude Ulisse mentitore, la nuova, fortunata sezione di Epica e Scienze di Lustri curata dal professore Luigi Spina.

La zattera ha ammainato le vele. Con Le Giovenche del Sole si chiude Ulisse mentitore, la nuova, fortunata sezione di Epica e Scienze di Lustri curata dal professore Luigi Spina. Guidati dalla traduzione del testo omerico elaborata da Daniele Ventre e dalla voce di Enzo Marangelo e Piera De Piano, in questi sei incontri ci siamo immaginati per mare, sulla nave nerigna di Odisseo, ci siamo imbattuti in creature mostruose, dei ed eroi, supportati dalla conoscenza di filologi classici e scienziati. 

Contravvenendo alla raccomandazione di Circe, Odisseo e i suoi compagni sbarcano sull’isola di Trinacria, vi rimangono un mese e avendo terminato le provviste, si cibano delle vacche del Sole. Lasciano l’isola, ma la sciagura incombe: Odisseo perde i suoi compagni e la sua nave, inghiottiti da Cariddi. Dopo nove giorni, aggrappato a due travi, raggiunge Ogigia, l’isola di Calipso dove rimarrà per ben sette anni; da lì partirà con la zattera giungendo all’isola dei Feaci. Siamo tornati così al punto in cui tutto è iniziato, alla zattera, al ritrovamento di Nausicaa del naufrago Odisseo, figlio di Laerte, colui che per tutti gli inganni gli uomini vanno cantando. Portato alla corte di Alcinoo inizia il racconto delle sue avventure, delle sue menzogne, ottenendo, infine, di essere riportato ad Itaca. Odisseo, dopo essersi imbarcato, cade in un sonno indisturbato, dolcissimo, simile alla morte, da cui non si sveglia neppure mentre, giunto a destinazione, viene posto sulla spiaggia.

Dormendo, Odisseo sbarca ad Itaca a sua insaputa, come a sua insaputa si era trovato naufrago sull’isola dei Feaci. Un sonno lungo, forse pieno di sogni. È il sogno il momento culminante del finale travolgente promesso dal professore Spina. E se tutta la storia dei Feaci, e quindi tutte le storie loro raccontate fossero un lungo sogno di Odisseo tra Calipso ed Itaca? Ci sono altri esempi simili: Thomas Mann in La Montagna incantata con un tuono fa saltare la montagna magica e che, trasformatosi in un colpo di cannone, fa ritrovare Hans Castorp su un campo della prima guerra mondiale. In C’era una volta in America di Sergio Leone, il sorriso finale di Noodles/Robert De Niro ammicca alla storia di un giovane gangster raccontata come un sogno lungo tutto il film e capace di farci intravedere un futuro amaro e drammatico. Poi c’è Benino.  Nel presepe napoletano è l’unico personaggio che dorme: sembra quasi che stia creando il mondo, lo stesso presepe nel quale dorme, sembra che stia creando con la sua immaginazione da sognatore la nuova era dopo Cristo. Quello di Odisseo resta però il sogno più affascinante.

Alessandra Durighiello

Etichettato sotto

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

cittadisolofra h100
accademia di teatro
hypokrytes h50