Quarto appuntamento di Ulisse mentitore: dal soggiorno sull’isola della maga Circe alla profezia di Tiresia

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Circe e Ade è il titolo dell’ultimo appuntamento di Ulisse mentitore, la sezione di Epica e Scienze di Lustri curata dal professore Luigi Spina tenutosi domenica 19 febbraio nelle stanze dell’Accademia di Teatro “Città di Solofra”. Il commento critico è del filologo classico Angelo Meriani.

Circe e Ade è il titolo dell’ultimo appuntamento di Ulisse mentitore, la sezione di Epica e Scienze di Lustri curata dal professore Luigi Spina tenutosi domenica 19 febbraio nelle stanze dell’Accademia di Teatro “Città di Solofra”. Il commento critico è del filologo classico Angelo Meriani.

Odisseo e i pochi compagni scampati al massacro dei Lestrigoni approdano sull’isola di Eea, dove ad accoglierli c’è Circe, uno dei personaggi più affascinanti che animano il poema; due sono le caratteristiche che ne suggellano la personalità e ne determinano l’agire: il primo è la magia. Nella coppa che offre all’equipaggio di Odisseo versa una pozione, il cui effetto è quello di tramutarli in maiali e far perdere il ricordo della patria d’origine e il desiderio di ritrovarla, ma in loro è rimasta intatta la capacità di pensare, il nous. Il suo filtro e le sue arti da ammaliatrice sono inefficaci solo su Odisseo, ammaestrato da Ermes e in possesso del μϖλυ, l’antidoto dei suoi farmaci. Pierluigi Toro, ricercatore chimico-farmaceutico, si è soffermato nella descrizione di alcune sostanze di derivazione vegetale utilizzate dall’uomo da secoli: il curaro, che ha un’azione paralizzante sui nervi motori ed è capace di provocare la morte per immobilità dei muscoli respiratori e ancora oggi viene utilizzato in medicina per ottenere un rilassamento muscolare in corso di anestesia; la stricnina, il cui indice terapeutico cioè il rapporto tra la dose efficace mediana e la dose tossica mediana, è molto basso, dunque la sua pericolosità è molto alta e viene utilizzata indirettamente a piccole dosi nella medicina omeopatica dove si fa largo uso di preparati ottenuti dai semi di noce vomica. Il soggiorno presso Circe, durato un anno, deve inoltre aver stimolato nell’organismo di Odisseo e dei suoi compagni la produzione di endorfine, dando loro una piacevole sensazione di benessere, grazie alle loro proprietà analgesiche che le rendono più potenti persino della morfina.

Circe dapprima resta sbigottita, poi ricorda la profezia fattale dallo stesso Ermes e la situazione le è chiara: da donna perfida e malvagia, diventa una donna amante, zelante e premurosa, che invita Odisseo nel suo letto affinché congiunti in amore possiamo scambiare fra noi la fiducia dell’animo. Questo è il suo secondo aspetto. Odisseo chiede che i suoi compagni vengano trasformati in uomini. In Grillo di Plutarco, Circe acconsente a condizione che egli accerti, discorrendo con essi, che non preferiscano rimanere animali. I suoi compagni non vogliono ritornare umani, conoscono ambedue i generi di vita e se Odisseo vuole discuterli, non avranno difficoltà a provare la superiorità della vita animale.

Riavute le sembianze umane, dopo circa un anno Odisseo e i suoi compagni lasciano l’isola di Eea per riprendere il loro viaggio, non prima però di scendere nell’Ade. In realtà quella di Odisseo non è una catabasi: scavato un fosso, rende un’offerta agli dei per invocare le anime. Il colloquio con la madre Anticlea e l’indovino Tiresia avviene attraverso una libagione sciamanica che concede ai morti la parola e il potere di comunicare la verità. Odisseo ritrova se stesso, il ricordo della sua patria Itaca, della moglie Penelope e di suo figlio Telemaco, conosce il suodestino finale e quello dei suoi compagni.

Alessandra Durighiello

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