Ulisse alla corte di Alcinoo. La prima menzogna.

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Presto, venite, sovrani nonché reggitori Feaci,
all'adunanza correte, a conoscere lo straniero,
che nella casa d'Alcinoo longanime è giunto da poco,
peregrinando sul mare e in figura sembra immortale!

Nelle stanze dell'Accademia di Teatro "Città di Solofra", nell'ambito del Complesso monumentale di Santa Chiara, domenica 20 Novembre ha preso il via, con successo, la nuova sezione EpicaScienze di Lustri dal titolo "Ulisse mentitore", curata dal professore Luigi Spina, che ci ha introdotti nel racconto della più bella storia scritta nell'antichità. Una storia che ha la struttura di un serial televisivo pur essendo stata scritta quasi tre millenni fa: è l'Odissea, il lungo viaggio di Ulisse verso Itaca dopo la caduta di Troia, durato dieci anni quanto la guerra stessa, in cui affronta i pericoli e le avventure più incredibili; è il dramma avvincente e complesso di un individuo, di un singolo rispetto al molteplice. Ulisse è l'uomo dal multiforme ingegno, un dissimulatore di sentimenti e situazioni, è il maestro degli inganni, scaltro, estremamente furbo e soprattutto un bugiardo che mente a compagni, re e persino agli dei. Allo stesso tempo è un uomo perso, che per venti anni si è allontanato dai propri affetti, dalla sua casa e avverte il desiderio di tornare alle sue origini e alla sua sostanza umana. 

Nella prima parte della serata, lo scenografo Michele Paolillo  illustra la realizzazione dell'arco di Ulisse: un ramo ricurvo che, seguendo la descrizione di Omero, ad un'estremità, presenta una diramazione che ricorda le corna di un cervo, nonché del telaio di Penelope perfettamente funzionante.  La zattera di legno di castagno è opera dello scenografo Luigi Grosso, immersa nel mare realizzato in materiale plastico dal visual designer Luigi Palumbo e illuminata dall'ingegnere elettronico Ennio Buonanno.

 Un aedo, personificato da Piera De Piano, esorta gli spettatori a seguirlo, a conoscere lo straniero che nella casa di Alcinoo è giunto da poco, peregrinando sul mare e in figura sembra immortale: il buio, lo sciabordio delle onde; poi un'unica luce soffusa azzurra. La zattera prende forma e consistenza. E' una scena piena di suggestione. E' una scena d'impatto. Ulisse è naufragato sull'isola dei Feaci e viene accolto con benevolenza a corte da Alcinoo - Alfonso Grassi, ma tace la sua vera identità, non si apre alla narrazione nè alla decodifica di quel regno simbolico del proprio mito. Solo il canto di Demodoco, che ripercorre la tragedia di Troia, spinge Ulisse - Enzo Marangelo, sofferente per l'inganno e il dolo del cavallo da lui ordito, che gli ha fatto perdere nell'effimero compagni, libertà, famiglia e patria,  a riverlarsi: "Io sono Odísseo, Laerzíade, colui che per tutti gli inganni gli uomini vanno cantando".

                                                                                   Alessandra Durighiello


                                                                           

 

 

 

Ultima modifica ilMartedì, 22 Novembre 2016 20:29
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